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Le principali nozioni sulle neoplasie cerebrali :
Patologie, Diagnosi, Sintomi, Trattamento

PATOLOGIA

I tumori cerebrali

Possibili cause

Tumori cerebrali primari

Tumori cerebrali secondari

SINTOMI

Sintomatologia

DIAGNOSI

Diagnosi

Neuroimaging diagnostico

Intervento neurochirurgico a scopo di diagnosi

Astrocitoma a basso grado di malignità

Neuropatologia diagnostica

TRATTAMENTO

Trattamento

Effetti collaterali dei trattamenti


Conclusioni


I tumori cerebrali


Il corpo umano è costituito da molti tipi di cellule, ognuna caratterizzate da speciali funzioni. Normalmente le cellule crescono e si dividono in maniera ordinata per formare nuove cellule necessarie per provvedere correttamente alla salute e al lavoro del corpo. Tuttavia, può accadere che le cellule perdano la capacità di controllare la loro crescita e iniziano a dividersi troppo spesso e senza alcun ordine logico. Queste cellule in eccesso formano agglomerati chiamati tumori che, per le loro caratteristiche, vengono definiti benigni o maligni.
I tumori benigni non contengono cellule cancerose e, di solito, possono essere rimossi senza presentare recidive. I tumori cerebrali benigni hanno bordi chiari e definiti e, sebbene non invadano i tessuti circostanti, possono comunque premere su aree sensitive del cervello e provocare sintomi non tollerabili.
I tumori maligni contengono cellule cancerose. Questi tumori interferiscono con le funzioni vitali e costituiscono una seria minaccia per la vita. Sono caratterizzati da una rapida crescita e dalla tendenza ad ammassarsi e invadere i tessuti circostanti. Come le piante, questi tumori possono ramificarsi e diffondersi nelle parti sane del cervello. Se un tumore rimane compatto e senza ramificazioni si dice essere incapsulato. Va sottolineato che i tumori benigni, pur non contenendo cellule cancerose, se sono localizzati in aree vitali del cervello e interferiscono, quindi, con funzioni vitali per il corpo, vengono considerati maligni.

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Possibili cause


Sebbene la scienza medica stia facendo enormi progressi, a tutt’oggi le cause dei tumori cerebrali sono ancora sconosciute. Maggiori certezze sono riscontrabili sull’età di insorgenza o manifestazione; sebbene il tumore cerebrale possa presentarsi a qualsiasi età, studi epidemiologici estesi hanno dimostrato che questo tipo di cancro colpisce gruppi di soggetti dai 3 ai 12 e dai 40 ai 70 anni. Ancora più certezze si hanno per i fattori di rischio cioè tutte quelle situazioni reversibili o irreversibili che aumentano le probabilità di far insorgere un tumore. Per esempio, è stato dimostrato che alcuni tipi di tumore cerebrale sono più frequenti nei lavoratori di industrie chimiche o petrolifere. Comunque, nella maggioranza dei casi, nei pazienti con tumore cerebrale non sono chiari i fattori di rischio e, pertanto, è probabile che tale tumore sia il risultato di un’ampia serie di fattori che sommandosi aumentano il rischio stesso.

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Tumori cerebrali primari



I tumori che insorgono nel cervello sono definiti tumori cerebrali primari e vengono classificati secondo il tipo di tessuto in cui si formano; i più comuni sono i gliomi che insorgono nel tessuto gliale e sono, a loro volta distinti in:
Astrocitomi: questi tumori nascono da piccole cellule a forma di stella chiamate astrociti; possono crescere ovunque nel cervello o nel midollo spinale. Negli adulti gli astrocitomi si presentano spesso nel cervello mentre nei bambini nel cervelletto, nel bulbo cerebrale e nel cervello. Un astrocitoma di III° grado è chiamato astrocitoma anaplastico mentre uno di IV° grado glioblastoma multiforme.
Glioma del bulbo cerebrale: questo tumore si manifesta nella parte più bassa e simile al bulbo del cervello e, in generale, non può essere rimosso chirurgicamente.
Epindimioma: si sviluppa di solito nelle linee interne dei ventricoli ma può anche presentarsi nel midollo spinale. E’ più frequente nei bambini.
Oligodrendroglioma: colpisce le cellule che producono la mielina, la sostanza grassa che protegge i nervi. Si sviluppa di solito nel cervello dove cresce lentamente e, in genere, non si diffonde nel tessuto cerebrale circostante. E’ piuttosto raro e si manifesta prevalentemente negli adulti di mezza età.
I più comuni tumori cerebrali che non si formano nel tessuto gliale sono:
Medulloblastoma: recenti ricerche hanno dimostrato che questo tumore si sviluppa da cellule nervose primitive che normalmente non rimangono nel corpo dopo la nascita. Si sviluppa principalmente nel cervelletto ed è più frequente nei bambini maschi.
Meningioma: cresce nelle meningi e di solito è benigno. A causa della sua lentissima crescita, il cervello è spesso in grado di adattarsi alla sua presenza; inoltre, prima che possa dare una qualche sintomatologia è necessario che diventi molto esteso. E’ più manifesto nelle donne tra i 30 e i 50 anni di età.
Schwannoma: tumore benigno che colpisce le cellule di Schwann responsabili della produzione di mielina per il nervo acustico.
Craniofaringioma: si sviluppa nella regione della ghiandola pituitaria vicino all’ipotalamo e di solito è benigno.
Tumore delle cellule germinali: nasce da cellule sessuali o germinali primitive. Il più frequente tumore di questo tipo nel cervello è il germinoma.

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Tumori cerebrali secondari


Un tumore diffuso dalla zona di insorgenza ad altre zone distanti viene definito tumore secondario o, meglio, metastasi. Quando questo tipo di tumore si manifesta nel cervello è considerato un tumore cerebrale secondario e non primario. Occorre tener presente che un cancro che si diffonde nel cervello sarà della stessa tipologia e denominazione del tumore originario. Per esempio, un tumore del polmone si diffonde al cervello dando origine ad un tumore metastatico polmonare in quanto le cellule del tumore secondario sono molto simili a quelle del tumore polmonare originario e non a cellule tumorali cerebrali.

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Sintomatologia



La sintomatologia causata dai tumori cerebrali dipende principalmente dalla loro dimensione e localizzazione ed è causata dalla lesione di parti cerebrali vitali e/o dall’aumento della pressione sul cervello in quanto il tumore cresce dentro lo spazio limitato del cranio. La sintomatologia può anche essere causata da rigonfiamento e da accumulo di liquido intorno al tumore, condizione chiamata edema. Inoltre, può essere provocata da idrocefalo, situazione che si manifesta quando il tumore blocca il flusso del liquido cerebrospinale causandone un accumulo nei ventricoli cerebrali.
Le manifestazioni sintomatologiche saranno più lente e meno evidenti nei tumori a lenta crescita e progressione.
I sintomi più frequenti sono:
Cefalee – La cefalea è un sintomo comunemente riscontrato nei pazienti affetti da tumori al cervello. Studi retrospettivi hanno evidenziato che, nei pazienti con tumori cerebrali sia primari che metastatizzati, la cefalea era presente nella maggioranza dei casi; di questi la maggior parte riportava cefalea muscolo tensiva, emicrania e altre forme di cefalea. In pazienti con glioblastoma multiforme (GBM) la cefalea risultava essere il sintomo che si manifestava precocemente, in media 4,4 mesi prima della diagnosi.
La cefalea può essere localizzata oppure generalizzata ma comunque caratterizzata anche da nausea ed edema papillare.
La cefalea è segnalata dai pazienti come il peggior sintomo e viene solitamente descritta come sorda e costante, talvolta pulsante. Le cefalee gravi non sono frequenti tranne nei casi di idrocefalo ostruttivo o infiammazione delle meningi, e la classica forma di cefalea che insorge nelle prime ore del giorno sembra essere piuttosto rara.
I sintomi associati alla cefalea che suggeriscono la presenza di tumori cerebrali sono nausea e vomito (presenti in circa il 40% dei pazienti), modifiche di cefalea preesistente, anomalie neurologiche e incremento del dolore cefalalgico a seguito di movimento.
Molti pazienti infatti segnalano un peggioramento della cefalea quando si chinano o in seguito a movimenti che favoriscono l’aumento della pressione intratoracica come per esempio il tossire, lo starnutire o la manovra di Valsalva .
Più raramente, questi movimenti determinano un aumento della pressione intracranica per un periodo protratto di tempo al punto da provocare, alla fine, perdita della conoscenza
Le cefalee associate ai tumori tendono a peggiorare durante le ore notturne a tal punto che il paziente viene costretto al risveglio. Si ipotizza che la causa di questo peggioramento notturno sia l’aumento temporaneo, durante il sonno, del livello di anidride carbonica, un potente vasodilatatore, ma il peggioramento potrebbe anche essere dovuto ad altre ragioni fisiologiche quali la posizione sdraiata o la diminuzione del ritorno venoso cerebrale.
Accessi epilettici – Sono i sintomi più comunemente riscontrati in pazienti affetti da glioma o con metastasi cerebrali.
La caratteristica comune degli accessi epilettici correlati al tumore è la loro natura ripetitiva, spesso descritta come “ il suono di un disco rotto”.
L’evento accessuale può essere preceduto da una fase iniziale seguita da una fase postepilettica che si manifesta con eccesso di stanchezza e desiderio di sonno. La sintomatologia epilettica viene più frequentemente riscontrata nei pazienti con tumori cerebrali primari non invasivi o con lesioni metastatiche meno estese rispetto a quelli che presentano sintomi diversi. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che l’accesso epilettico, specialmente se generalizzato, rappresenta senza dubbio un’indicazione univoca per la scansione via neuroimaging del cervello la quale permette di effettuare una diagnosi precoce.
L’attacco epilettico non deve essere confuso con la sincope da brusco aumento della pressione intracranica. La distinzione tra i due sintomi è importante poiché il trattamento è diverso nelle due indicazioni; gli anticonvulsivanti sono utilizzati nel trattamento preventivo di pazienti epilettici a rischio di sviluppare successivi attacchi mentre i pazienti con aumento della pressione intracranica richiedono una terapia d’urgenza con corticosteroidi o un intervento neurochirurgico, oppure entrambi.

Nausea e vomito – I tumori cerebrali possono provocare nausea, vomito, oppure entrambi questi sintomi, a causa dell’aumento della pressione intracranica. Questi sintomi sono presenti in un terzo circa dei pazienti con glioblastoma multiforme.
Molte delle caratteristiche riscontrate in questa sintomatologia emetica suggeriscono la possibilità che sia strettamente correlata al tumore; per esempio l’emesi può essere scatenata da un improvviso cambio di posizione del corpo. La nausea ed il vomito neurogenici di solito si manifestano in modo più evidente nel contesto di altri sintomi neurologici come cefalea o deficit neurologici locali ma tutti questi sintomi possono anche presentarsi in forma più subdola.
Perdita di conoscenza – La pressione di perfusione cerebrale è il risultato della differenza tra la pressione arteriosa media sistemica e la pressione intracranica. Un aumento significativo della pressione intracranica, causato del tumore, potrebbe bloccare temporaneamente la perfusione cerebrale e provocare perdita di conoscenza.
Disfunzione cognitiva - La sincope può essere scambiata per un accesso epilettico poiché i pazienti perdono conoscenza ed hanno contrazioni tonico-cloniche; gli episodi di perdita di conoscenza correlati a onde plateau identificano quei pazienti che devono essere messi in terapia d’urgenza con corticosteroidi (invece di anticonvulsivi) e/o che richiedono un intervento neurochirurgico.
Deficit cognitivo – la disfunzione cognitiva, che include difficoltà mnemoniche e variazioni della personalità e dell’umore, è un sintomo comune nei pazienti con tumori maligni cerebrali e colpisce il 30-35% dei pazienti con metastasi.
I pazienti spesso lamentano scarsa energia, affaticamento, desiderio di dormire e perdita di interesse per le attività quotidiane; vengono colpiti da abulia e mancano di spontaneità.
Poiché tali sintomi sono comuni ad altre patologie, può essere scambiata ad esempio per depressione, vengono spesso interpretati correttamente a posteriori dai pazienti stessi o dai medici curanti.
Debolezza muscolare – I pazienti con tumori cerebrali lamentano spesso la presenza di tale sintomo che può anche non risultare evidente, specialmente nella fase iniziale. Nelle lesioni neuronali della funzione motoria superiore, la debolezza è solitamente meno pronunciata nei muscoli flessori delle estremità inferiori che nei muscoli estensori ed è più evidente nei muscoli estensori delle estremità superiori che nei muscoli flessori. La debolezza muscolare transitoria potrebbe interessare anche la fase postepilettica come avviene nella paralisi di Todd.
Questo disturbo ha la caratteristica fondamentale di rispondere molto bene ad alte dosi di dexametasone, specialmente nei tumori che si sono sviluppati in prossimità della corteccia motoria o delle sue fibre discendenti. L’edema, piuttosto che il tumore stesso, è solitamente la ragione dell’alta responsività al trattamento con dexametasone.
In tali pazienti, è necessario considerare l’intervento di craniotomia, anche in caso di resezione impossibile, per ridurre la massa tumorale e diminuire il dosaggio dei corticosteroidi.
Perdita di sensibilità – I pazienti con tumori invasivi della corteccia primaria sensoriale possono sviluppare deficit di sensibilità corticale. La tipologia delle disfuzioni varia in funzione della localizzazione del tumore. Per esempio, la sindrome da disconnessione visivo-spaziale è tipica dei pazienti con tumori localizzati nella corteccia visiva. Tra gli altri deficit di sensibilità si include la perdita di orientamento, il formicolio e lo scordinamento motorio.
Afasia – Si tratta di un disturbo della funzione linguistica e non della vocalizzazione, come accade nei casi di disartria o di raucedine. E’ la tipica manifestazione di una lesione dell’emisfero dominante (di solito il frontale o parietale sinistro). Al contrario, le lesioni che colpiscono l’emisfero non dominante provocano aprassia costituzionale che si traduce nell’incapacità di effettuare movimenti mirati.
L’afasia può essere confusa con la demenza o con altri disturbi psichiatrici come la psicosi e la depressione.

Deficit visivo-spaziale – Lo stimolo visivo attraversa il cervello partendo dalla retina e dal chiasma ottico fino ai poli occipitali della corteccia cerebrale. Per tale ragione il suo percorso può essere ostacolato dalla massa tumorale che invade queste aree cerebrali.
L’esame della retina, e in particolare dei dischi ottici, costituisce un importante elemento che viene spesso incluso nella visita preliminare del paziente con sospetto tumore cerebrale. La compressione del chiasma ottico da parte della massa tumorale spesso si traduce in emianopia bitemporale. Nella fase iniziale può comunque presentarsi, in particolare quando la compressione viene esercitata su un solo lato, emianopia unilaterale, con scotoma centrale all’occhio.
Le lesioni postchiasmatiche possono inoltre determinare anomalie della vista.

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Diagnosi


Per cercare la causa della manifestazione sintomatologica, il medico pone al paziente domande sulla sua storia medica personale e familiare e prosegue con un esame fisico e neurologico completo. Infine, sulla base di tale valutazione fisica e neurologica, richiede ulteriori esami diagnostici.

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Neuroimaging diagnostico

La radiografia in neuroimaging è il principale strumento di diagnosi dei tumori cerebrali. E’ indispensabile per effettuare la pianificazione di un intervento chirurgico e fornisce informazioni fondamentali che riguardano la corretta eziologia della malattia.
Risonanza magnetica con tecniche di contrasto (imaging) – si tratta della scansione del cranio attraverso la risonanza magnetica effettuata mediante radioisotopi del gadolinio; la RMI costituisce di solito l’unica indagine necessaria per diagnosticare un tumore cerebrale. La RMI permette non solo di visualizzare il tumore e la sua connessione con i tessuti parenchimali che lo circondano ma si è dimostrata superiore alla Tomografia Computerizzata (CT) nella valutazione delle meningi, della membrana subaracnoidea, della fossa posteriore e nella definizione della distribuzione vascolare delle anomalie.
Risonanza magnetica spettroscopica – E’ una tecnica che viene sempre più spesso utilizzata nella diagnosi dei tumori cerebrali. L’analisi della composizione chimica di una data area cerebrale selezionata dal radiologo, permette di identificare in modo più significativo la differenza tra i tumori con infiltrazioni localizzate ed altri tipi di lesioni intracraniche più circoscritte.
Un recente studio condotto su 26 pazienti con masse tumorali intracraniche, sottoposti sia a RMI che a RM spettroscopica protonica ed a biopsia stereotattica, ha dimostrato l’utilità e l’efficacia di quest’ultima tecnica per la diagnosi differenziale dei gliomi e dei linfomi. Infatti, l’analisi ha evidenziato in 22 pazienti spettri patologici che si estendevano all’esterno dell’area segnalata dal mezzo di contrasto, sottolineando la presenza di infiltrazioni oltre i bordi precedentemente evidenziati dalla sola RMI, mentre in quattro casi di tumore non astrocitico circoscritto non ha evidenziato spettri patologici all’esterno dell’area di contrasto.
Per quanto riguarda la possibilità di identificare il tipo di lesione (circoscritta o infiltrante), la spettroscopia a risonanza magnetica non si è dimostrata superiore rispetto alle altre modalità diagnostiche ma rappresenta comunque un utile strumento per la diagnosi differenziale delle neoplasie e di altre patologie a carico del sistema nervoso centrale.
RMI funzionale – Quando un’area cerebrale si attiva, per esempio il centro del linguaggio durante la fonazione o la corteccia motoria durante i movimenti degli arti, l’apporto di sangue in quella stessa regione aumenta; la misurazione di tali variazioni del flusso sanguigno in particolari regioni del cervello attraverso la tecnica della RMI funzionale (es. RMI ecoplanare) permette di ottenere migliori risultati diagnostici nei pazienti con tumori cerebrali, poiché rappresenta un affidabile strumento di supporto in fase di pianificazione dell’intervento di quei pazienti con tumori localizzati in prossimità di aree eloquenti. L’analisi funzionale di tali aree dopo stimolazione sensoria e motoria (MRI funzionale) permette di visualizzare chiaramente la separazione tra il tumore e il resto del cervello prima dell’intervento attraverso una migliore risoluzione, permette di ottenere immagini più distinte del tumore e dell’area edematosa esterna circostante ai bordi l’altissima velocità di trasmissione delle immagini per via ecoplanare permette di ottenere la massima fermezza delle immagini che, con altre tecniche, sarebbe in alcuni casi compromessa a causa della mancanza di collaborazione dei pazienti.
Tomografia assiale computerizzata (TAC) – Sebbene questa tecnica sia stata ampiamente sostituita dalla RMI (che viene considerata la modalità diagnostica di scelta nei tumori cerebrali), è ancora parzialmente utilizzata in caso di coinvolgimento osseo o vascolare o per l’identificazione di metastasi alla base del cranio. E’ inoltre raccomandata come la tecnica diagnostica più rapida in situazioni di emergenza (per es. nel caso di un paziente non stabile con sospetta emorragia cerebrale).

PET (Positron Emission Tomography) – la tomografia ad emissione di positroni con fluorodeossiglucosio si basa sul principio che nei tumori maligni il processo metabolico è più veloce rispetto ai tessuti circostanti e che quindi il consumo di glucosio è superiore.
Questa modalità diagnostica viene impiegata per:

• localizzare specifiche aree tumorali che evidenziano un alto consumo di glucosio. Le immagini forniscono al neurochirurgo un’utile indicazione per effettuare il prelievo bioptico delle cellule tumorali più aggressive;
• disegnare la mappa delle regioni funzionali cerebrali prima dell’intervento o della radioterapia in modo da minimizzare il rischio di danno alle aree eloquenti;
• distinguere la recidiva tumorale dalla necrosi da irradiamento nei pazienti sottoposti a radioterapia;
• differenziare i tumori cerebrali più aggressivi (ipermetabolismo) da quelli meno aggressivi (ipometabolismo). Nei pazienti con glioma a basso grado di malignità, la decisione di ritardare l’intervento potrebbe essere confortata dalla presenza di diffuse aree ipometaboliche rilevate con PET mentre la necessità di biopsia o trattamento potrebbe essere suggerita dalla presenza di aree ipermetaboliche.

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Intervento neurochirurgico a scopo di diagnosi


L’elemento fondamentale per una corretta diagnosi di tumore cerebrale è l’esame istologico del prelievo bioptico che si ottiene con la metodica stereotattica oppure con resezione.
Il progressi ottenuti con le nuove tecniche chirurgiche, supportate dall’uso di computer, hanno permesso di migliorare il grado di sicurezza della resezione chirurgica, della biopsia stereotattica, dell’ultrasonorografia intraoperativa: tecniche utilizzate per localizzare i tumori in fase di intervento chirurgico.
La precisione mirata dell’intervento migliora il margine chirurgico e permette di ridurre al minimo il rischio di potenziali danni alle aree eloquenti cerebrali.
Esplorazione chirurgica - Nella maggior parte dei pazienti il prelievo del tessuto destinato all’esame istologico viene effettuato durante l’esplorazione chirurgica. L’asportazione è generalmente eseguita su pazienti con tumori primari gliali come:

• glioblastoma multiforme;
• astrocitoma anaplastico;
• oligodendroglioma anaplastico;
• ependinoma;
• xantoastrocitoma pleomorfico;
• neurocitoma centrale.

In tali casi, si raccomanda l’asportazione massima consentita poiché l’ampiezza della resezione costituisce un importante fattore di prognosi.

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Astrocitoma a basso grado di malignità


Il ruolo dell’asportazione chirurgica nei tumori gliali, come l’astrocitoma, l’oligodendroglioma e l’astrocitoma pilocitico giovanile è ancora oggetto di discussione. Sebbene l’ampiezza della porzione asportata sia associata ad un miglior controllo della sintomatologia, non è chiaro se la resezione totale conceda una prognosi migliore rispetto alla biopsia stereotattica. I tumori localizzati nelle regioni polari del cervello possono essere operati in quanto la resezione chirurgica garantisce un alto margine di sicurezza mentre i tumori localizzati in prossimità delle aree eloquenti (per esempio quelle deputate al controllo del movimento o del linguaggio) dovrebbero essere posti sotto osservazione per un certo periodo di tempo, prima di scegliere l’approccio terapeutico.
Linfomi del SNC – I pazienti con linfomi primari al sistema nervoso centrale non vengono generalmente trattati con l’asportazione chirurgica in quanto la prognosi non è influenzata dall’intervento.
In questi casi, si consiglia la biopsia stereotattica che permette di effettuare diagnosi positive con una bassa incidenza di morbilità e mortalità. Il trattamento definitivo per questi pazienti è solitamente la chemioterapia e/o la radioterapia.
Metastasi cerebrali – L’asportazione chirurgica è consigliata in pazienti con metastasi cerebrali solitarie in quanto l’intervento seguito da radioterapia aumenta l’aspettativa di vita.
La biopsia cerebrale non è richiesta nei pazienti con metastasi multiple e con precedente diagnosi di tumore primario ad alta invasività. Nel caso in cui il paziente sia colpito da un tipo di tumore a bassa incidenza di metastasi (per es. il tumore alla prostata) la biopsia verrebbe utilizzata per identificare un secondo tumore primario oppure altre lesioni di •origine non neoplastica.
Glioma pontino diffuso – Questo tipo di tumore rappresenta l’eccezione alla regola in quanto in questo caso la biopsia diagnostica prima del trattamento non è necessaria. E’ comunque consigliata la radiografia e, in casi di diagnosi dubbia, il medico deve mettere a confronto e valutare il rischio della biopsia chirurgica e l’incertezza diagnostica.

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Neuropatologia diagnostica

L’esame istologico dei reperti bioptici rappresenta il principale strumento di valutazione diagnostica dei tumori cerebrali. Già in sala operatoria il medico può eseguire, su una striscia o una sezione congelata di tessuto, una valutazione preliminare del sottotipo istologico. Disponendo di un’informazione supplementare il chirurgo potrebbe scegliere di procedere ad asportare una porzione più ampia, come accade nei casi di glioma a bassa invasività o negli astrocitomi pilocitici.


Trattamento

Il trattamento dei tumori cerebrali dipende da uno svariato numero di fattori. Tra questi troviamo il tipo, la localizzazione e la dimensione del tumore, l’età e la salute generale del paziente. Inoltre le metodiche di trattamento variano a seconda che il paziente sia un bambino o un adulto. E’ prassi consolidata discutere con il paziente il tipo di trattamento da attuare e spesso viene anche proposto l’adesione ad un protocollo clinico o sperimentale nel quale vengono utilizzate le più nuove metodiche di trattamento.
Prima di sottoporre a trattamento è quanto mai utile che il paziente si informi e chieda al suo medico approfonditi chiarimenti sulla sua malattia, la sintomatologia il trattamento più indicato e gli effetti collaterali che ne derivano.
Inoltre, poiché la terapia dei tumori cerebrali è alquanto complessa, il paziente può chiedere il parere di più esperti, vagliati i quali deciderà per quello più adatto alla sua situazione personale.
I tumori cerebrali sono trattati con la chirurgia, la radioterapia e la chemioterapia a seconda della situazione generale del paziente. In linea generale lo staff medico sarà sempre composto da un neurochirurgo, da un oncologo, un radio-oncologo oltre a infermieri, dietisti, assistenti sociali e psicologi.
Sempre in generale, prima di ogni trattamento il paziente viene sottoposto ad un ciclo di terapia con farmaci steroidei per alleviare l’edema oppure con farmaci antiepilettici. In caso di presenza di idrocefalo, al paziente verrà inserito sottocute uno “shunt”, cioè un piccolo e sottile tubicino di drenaggio che, inserito nel cervello, consente la fuoriuscita del liquido cerebrospinale in eccesso nel cervello.
Chirurgia - L’intervento chirurgico è il trattamento usuale per la maggior parte dei tumori. Per rimuovere un tumore cerebrale il neurochirurgo esegue una craniotomia che consiste nel raggiungere il tumore aprendo la scatola cranica. Quando possibile, si cerca di asportare tutta la massa tumorale, altrimenti si asportano quelle parti che sono responsabili dei disturbi invalidanti il paziente e le parti rimaste verranno trattate con radio o chemioterapia.
Purtroppo alcuni tumori non possono essere rimossi; in questi casi il chirurgo esegue solo una biopsia per asportare una piccola parte di tessuto tumorale che verrà poi inviata al patologo per identificare, con l’ausilio del microscopio, il tipo di cellule tumorali. Tale procedura è di importanza vitale per stabilire il corretto trattamento da attuare nei confronti di quelle specifiche cellule tumorali.
Radioterapia (o terapia radiante) - Consiste nell’utilizzare raggi ad alta potenza per distruggere le cellule cancerose e bloccarne la crescita. Viene impiegata per distruggere la massa tumorale che non può essere rimossa con la chirurgia oppure per eliminare le cellule residue dopo l’asportazione chirurgica. La terapia radiante può essere applicata con due metodiche: una esterna ed una interna. In quella esterna una macchina trasmette i raggi sulla zona cerebrale da trattare dosando la potenza e la quantità sulla base del tipo e della dimensione del tumore. In generale il regime di trattamento prevede cicli di cinque giorni alla settimana per alcune settimane alternati a periodi senza trattamento.
Nella radioterapia interna, vengono impiantati direttamente nel tumore alcuni piccoli elementi di materiale radioattivo (cd. semi) che, rilasciando lentamente radiazioni, distruggono le cellule tumorali circostanti.
Chemioterapia - Consiste nell’impiego di farmaci per distruggere le cellule tumorali. Possono venire impiegati uno o più farmaci insieme, somministrati in linea di massima per via endovenosa e in alcuni casi anche per via orale. Il trattamento può richiedere in alcuni casi una breve degenza ospedaliera.

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Effetti collaterali dei trattamenti

Spesso i trattamenti, siano essi chirurgici, radiologici o farmacologici, possono provocare alcuni effetti collaterali; tale eventualità si verifica più frequentemente per quei trattamenti che, per le loro caratteristiche, vanno a colpire anche le cellule sane oltre a quelle tumorali. Tutto dipende da numerosi fattori tra i quali, il tipo di trattamento, la salute generale del paziente, la sensibilità individuale, il dosaggio e la durata della terapia.
In tutti questi casi vengono somministrati alcuni farmaci per alleviare i disturbi senza che interferiscano con la terapia antitumorale in atto.
Effetti collaterali della chirurgia (craniotomia): l’intervento chirurgico è un intervento altamente invasivo e, per la sua estrema difficoltà, può portare ad un danneggiamento di tessuto cerebrale sano. Tale evento provoca edema cerebrale che a sua volta è causa di debolezza, problemi di coordinamento motorio, alterazioni delle personalità e difficoltà di linguaggio e pensiero. Tale sintomatologia si manifesta per lo più nei primi giorni dopo l’intervento e con gravità dipendente dal grado di invasività dello stesso ma tende a scomparire spontaneamente o con l’aiuto di farmaci.
Effetti collaterali della radioterapia: la maggior parte dei disturbi correlati a questo tipo di trattamento scompaiono con l’interruzione del trattamento, ma non tutti. Nausea, forte debolezza, vomito sono quelli che si manifestano con maggiore frequenza e che perdurano a lungo. La perdita dei capelli, effetto collaterale che si manifesta anche in corso di chemioterapia, è presente nella maggior parte dei pazienti ma, solitamente, scompare dopo un periodo più o meno lungo senza terapia.
Le reazioni della pelle sono, invece, comuni, in quanto i raggi devono comunque attraversare l’epidermide e così facendo provocano infiammazioni cutanee di vario grado.
Effetti collaterali della chemioterapia: dipendono dal tipo di farmaco impiegato. In linea generale, poiché i farmaci impiegati in chemioterapia colpiscono anche le cellule deputate alla crescita, quelle del sangue che combattono le infezioni, le cellule del tratto digestivo, quelle del cuoio capelluto, gli effetti collaterali più frequenti consistono in scarsa resistenza alle infezioni, perdita di appetito, nausea, vomito, secchezza delle fauci, perdita di capelli, debolezza fisica. Tali effetti tendono a diminuire, fino a scomparire gradualmente, dopo che il trattamento è terminato o viene interrotto.
Tra gli effetti collaterali più gravi, ma meno frequenti, sono da segnalare: infertilità, danni renali o epatici, disturbi uditivi.
Tutti i pazienti sottoposti a intervento chirurgico, a radioterapia o a chemioterapia, vengono comunque informati dell’eventualità che questi effetti collaterali possano presentarsi e per prevenirli o ridurli un opportuno trattamento farmacologico sarà instaurato.

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Conclusioni

Convivere con un tumore cerebrale non è semplice: la malattia provoca, infatti, non solo disagi fisici ma anche psichici. Trovare la forza di combattere contro questo male è fondamentale per la qualità di vita del paziente. Un aiuto fondamentale viene dall’essere informati dal proprio medico sulla malattia, sulle metodiche di trattamento, sulla gestione degli effetti collaterali, sull’alimentazione ecc. In Italia tutti i più importanti Centri Ospedalieri e Istituti di Ricerca hanno nel loro organico personale altamente qualificato e specializzato nel trattamento dei tumori e, soprattutto, nel supporto fisico e psicologico dei pazienti e dei loro familiari. Non bisogna temere di chiedere a questi professionisti un aiuto ad affrontare la malattia in quanto solo così si può essere preparati ad affrontarla adeguatamente.

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